Pinocchio

Un bel pezzo di legname
cadde un giorno da un carretto
e finì da un falegname
molto bravo, ma vecchietto.

Geppetto, quest’è il nome
lo raccolse con piacere
e poi a lungo lo studiò,
se per metterlo in bracere.

Ma, poi disse: “lo pulisco
dando forma a un burattino,
ne farò il mio preferito
sempre accanto, a me vicino”.

E così iniziò ben presto
con scalpello a martellare
fino a quando prese forma
per poterlo modellare.

Dopo poco fu contento
avea fatto un burattino,
i vestiti con la carta
e di mollica il cappellino.

Pria di metterlo a riposo
disse: “devo dargli un nome”.
Dopo un po’ che ci pensava
fu Pinocchio, e non sa come.

Alla fin contento e stanco
stava andando a riposare
quando udì una voce strana
che lo fece sobbalzare.

Questo grido lo trattenne
e si voltò un po’ agitato,
a parlare era quel legno
e lui pensò d’esser malato.

Ma, nei giorni poi seguenti
volle iscriverlo alla scuola
e per dargli un vero libro
una giacca lui immola.

Nella casa di Geppetto
c’era un grillo saggio e acuto
che, capito quel tipetto,
lo voleva fare astuto.

Ma Pinocchio era ribelle
e non voleva altri invochi
stava solo nella “pelle”
per oziare e per i giochi.

Mise fine a quella mente
ch’era, sol la sua coscienza
e poi disse: “lo si sappia
non son fatto per la scienza”

E la scuola mai lo vide,
‘chè mentr’era nel viario
ad un bimbo senza libro
lui vendè l’abbeccedario.

Poi, salì sopra un carretto
con dei burattin di legno,
Mangiafuoco li muoveva
con bravura e grande ingegno.

Fece parte del complesso
e lavorò per qualche giorno
ma, del padron paura avea,
gli bruciava i legni attorno.

E così, dopo preghiere
e promesse di studiare,
tre monete ebbe in conto,
da suo padre per tornare.

Ma, mentre, in allegria
per la strada camminava
incontrò due tipi loschi
che nessun raccomandava.

Gatto e volpe eran di nome
e con modi vaghi e vari
con un classico giochetto
gli sottrassero i denari.

In campagna lo portarono
presso un albero di gelso
e le monete piantarono
garantendogli successo.

L’indomani il burattino
corse verso la raccolta
che le monete pria piantate
già fruttar dovean stavolta.

Ma con grande delusione
non s’accorse d’alcun frutto
mentre, invece, dal terreno
era sparito proprio tutto.

Disperato e con sconforto
verso casa si diresse
altro tipo però incontra
ch’era pieno di promesse.

Lucignolo, un ragazzo:
“vien con me la vita è franca
ti porto in un bel posto
dove il gioco mai non manca”.

Lì giocava tutto il giorno
fino a che un brutto mattino
guardandosi allo specchio
vide orecchie da ciuchino.

La vergogna lo assalì
e corse a lungo a perdifiato,
giurando dentro se
che sarebbe ora cambiato.

Per fortuna o per magia
una donna venne incontro
lo portò nella sua casa
e di lui volle il racconto.

Questa donna molto bella
era fata “ la turchina”
gli curò le brutte orecchie
e gli fece da mammina.

Poi lo mise sulla strada
ma facendogli un incanto,
che se bugie avesse dette
non avrebbe tratto vanto.

La magia, un po’ cattiva,
non l’aveva fatta a caso
“ogni frottola che dici
allungherà questo tuo naso”.

Ma Pinocchio non credeva
a quest’altra nuova storia
e con fare sbarazzino
provò subito, a memoria.

Che paura, che sgomento,
vide il naso che cresceva
e sembrava non fermarsi,
la fatina era sincera.

Di corsa e con vergogna
ritornò dalla signora
“Metti fine a questa gogna,
cambierò in men d’un ora”.

La fatina con dolcezza
e dopo averlo consolato
con un tocco di bacchetta
gli ridiede il naso amato.

Or pinocchio molto allegro
è deciso e vuol cambiare,
cerca il padre in ogni dove,
ma gli dicon ch’era al mare.

Cos’ il bimbo lì si reca,
chiama il babbo a tutta voce
finchè un’onda un po’ più grossa
lo risucchia nella foce.

Nel gran mare lui un po’ nuota
poi, dal fondo un mostro esce,
con la bocca aperta, enorme
e lo ingoia, come un pesce.

Nella pancia di balena
lui riabbraccia il padre amato,
poi, col trucco del solletico
vanno fuori a tutto fiato.

Da quel giorno il burattino
si fa buono e pur sincero,
stà al babbo più vicino
e poi studia per davvero.

Cosi vissero felici e….
la fata del turchino
vedendolo ormai serio
lo trasforma in un bambino.

Ma dimentica o fa finta
quell’incanto di abolire
ed allor si ribadisce:
“le bugie son da punire”.
aro

Qui la storia era alla fine
ma rivelo un retroscena,
che può essere una svolta,
…con la classica mia vena.

In effetti quella maga,
avea modo poco regio,
‘chè non fu proprio nel naso
il suddetto sortilegio.

Glielo fece tra le gambe
e un pensiero allor mi coglie:
“Vuoi veder che la magia
le serviva pè’….altre voglie”.
aro

Pinocchioultima modifica: 2007-07-09T17:35:00+02:00da ninniromeo
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