I moti di Reggio

<< Contro il sistema, la gioventù si scaglia
 Boia chi molla, è il grido di battaglia >>.

S’era nel 70 in quel di Reggio
e per una legge allora di Colombo   
nacque una rivolta e quel che peggio
un atto vile esplose con un rombo.

Tolsero il capoluogo a Reggio
e la gente si ribellò per quella “bolla”    
dando vita ad azioni senza pregio,   
al grido: “reggini boia chi molla”   

A provocar l’evento, poi pagato caro,
fu la decisione, presa da una mente,
di consegnar lo stemma a Catanzaro,     
una città più piccola e  emergente.

I reggini che nulla vuol si tocchi,       
con Ciccio Franco a capo di regie,    
giuraron guerra e fecero dei blocchi   
chiudendo città e periferie.          

Reggio fu divisa in due repubbliche     
dal nome “Sbarre” e “Santa Caterina”
non si poteva entrare in case amiche
senza il passe di gente nota a te vicina.

Cariche, attacchi e tanti feriti
per una lotta assurda tra le parti   
loro che difendeva’n i diritti
e noi che accusava’m le loro arti.   

La città stupenda di bellezze
veniva offesa da agenti e carri armati
che si spostavano veloci tra ginestre
e i reggini a tirar sassi da dannati.

Furono dieci mesi di lutti e parapiglia
con carri armati in centro  e periferia
e dieci mila soldati a sorvegliare:
“carabinieri, parà, forze di polizia”.

La città isolata, incendi e appelli tesi 
a far rientrare gli scontri e gli attentati,
perfino i treni  vennero sospesi
‘chè binari e stazione eran bruciati.

Il governo Colombo per sanare 
s’inventò il pacchetto “contentino”:
“ centri di produzione e consiglio regionale”
per industrializzar tutto il reggino.

Saline e Gioia Tauro erano i siti
per dare svolta a Reggio e al suo destino
ma dopo, coi moti ormai finiti,    
consiglio regionale fu il brodino.

La beffa segnò i  giovani d’allora,      
che col ricordo caldo nella mente, 
se ne andarono al nord, cercando gloria:
“Reggio è finita si salvi la sua gente”.
aro

I moti di Reggioultima modifica: 2007-08-08T11:10:00+02:00da ninniromeo
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