Pisa merda & Livorno scorreggiona

Vesta novella, o meglio dire canto
parla d’inganno, sesso e di contese
fra du’ città ‘he ‘un si aman tanto
pe’ colpa di pisano e livornese.

‘n tutt’’r mondo e anco nello spazio
si leggon du’ parole: “Pisa merda”
‘he giran l’univerzo senza dazio
perché scritto rimanga e ‘un si perda.

‘r perché di vesto motto crudo
n’ha detto a Lucarelli la su’ sarta
e fuga ogni dubbio sur rifiuto
ch’anno le du’ città, l’una per l’artra.

Quando nacque Livorno, ‘na strega
che ar battesimo non era ‘n’invitata
si riordò che anco i pisani
ar su’ tempo l’avevano fregata.

Pè vendiassi di vesta doppia lega
andò alla torre e fece ‘na fattura
e tutto vanto ora vi si spiega
‘hè sia testimonianza duratura.

A quei di Pisa co’ l’Arno ‘sì inquinato
e che la divide in due ‘ome le chiappe,
ni diede ir puzzo di merda per vell’acqua,
e ai livornesi l’odore ‘he n’acchiappi.

Poi, ai labronici fece stregoneria
e pensando al libeccio ‘he lì soffia
ordinò sonore scurregge per la via
se d’un pisano vedono la smorfia.

Le scurregge, ‘he pe’ l’artri umani
eran d’effetto lieve, quasi normali
formandosi alla vista de’ pisani
si mutavano in bombe anco fatali.

Dopo vesta premessa doverosa
passiamo alla storia che vi di’o
anco se, non è ‘na bella prosa,
perché narra di puzzi e maleficio.

Lui era Renzo, simpatio e discreto
nato a Pisa e vesto fu ir su’ fato.
Si portava dietro quer segreto
senza saper ‘he n’era condannato.

Al Cisternino andava la Lucia
a fa de’r bene a tutti ‘amionisti,
nata all’Ardenza e sempre in allegria
scopava tutti, pure appena visti.

Anco lei ‘un sapeva che’r su ‘orpo,
avvicinandosi a vello de’ pisani
iniziava ad aprirsi e in un sol colpo,
diobonino, faceva danni disumani.

Renzo n’ha chiesto: “quanto voi ?”
lei ni rispose: “a te la dò per poo,
voglio avere un’ora sol di gioie,
lo voglio fare come fosse un gioco”.

Mentr’era sotto e lui si dimenava
lei stava male, sentiva un brutto odore
ma pensò: “vest’uomo faticava,
ni puzza più der giusto quer sudore”.

Poi, non riuscì a tenella e fu la fine
ir camion fu colto, da quell’aria spessa
che sembrava più forte delle mine,
e saltò in aria con la ‘oppia stessa.

Renzo fu scagliato fuori di ‘abina
e si rotolò, lungo la via Empolese
pensando di morir vella mattina,
per le scurregge d’una livornese.

A Lucia, capo riverso e chino,
passò davanti la vita e ‘r tempo vano
e senza più lottar cap’il destino
doveva morì’ per ‘olpa d’un pisano.

Di questa comunione ingiusta e vile
non si ‘onosce periodo o la su’ data
eppure d’una storia fu la fine
“Pisa co’ Livorno s’è accoppiata”.

I pisani ‘he son più di ‘urtura
e non pensan di certo alle stronzate
ridono anc’oggi di vella fattura
ma … dai labronici dividono le strade.

I livornesi ‘he son tanto diversi
e vivono tra potta, ribotta e cori
insistono co’ scrivere quei versi
e dopo “Pisa merda” ‘osa trovi ?

Hanno ‘oniato n’artra bella frase
pe’ ricordanne di Lucia la morte,
“meglio ave’ un morto dentro ‘asa
‘he un pisano ritto ‘n su le porte”.
aro

Pisa merda & Livorno scorreggionaultima modifica: 2007-08-25T10:20:00+02:00da ninniromeo
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