La storia di Ciccio

Era figlio di un bravo ferroviere
e aveva sentimenti senza appigli,
suo padre lo sognava da ingegnere,
ma lui voleva “famiglia e tanti figli”.

Studiava senza averne voglia
fino a quando per una bocciatura
gl’imposero “lavora”
e un torrente fu la svolta dura.

Piangeva per le pietre che portava
ma stava zitto, com’un uomo vero,
intanto nel cuore si diceva:
“di queste pietre la penna pesa meno”.

Si diplomò all’istituto ITI
elettrotecnico e con buoni voti,
ma pensava che s’era dei falliti
senza un dottorato e le sue doti.

Partì soldato e andò in cavalleria
e presto fu promosso e graduato
e col cavallo e la galanteria
a Cilla fece corte senza fiato.

Dopo diversi no! E qualche forse
sposò quella figliola pia e bella
ma la guerra gl’impose nuove corse
in Eritrea, Somalia, sempre in sella.

Nacque Teresa, di tutti fu la prima
e, dopo un anno pure Anna Maria
ma Ciccio un maschio ora voleva
e venne Giuseppe “la sua poesia”.

Intanto, in italia era tornato,
e a Cittanova era il suo presidio,
quando, per un disegno sfortunato,
Giuseppe fu chiamato dal suo dio.

Disperazioni, pianti e qualche fiore
ma Ciccio e Cilla sfidarono quel fato
che aveva cancellato un loro amore,
e nacque un altro maschio sospirato.

Questo bambino aveva un suo destino
che non si può sapere neanche ora,
a Teresa cadde a capo chino
che, voleva vestirlo lei da sola.

Ciccio lo portò all’ospedale, in bicicletta,
di corsa, con ansia e con spavento,
sembrava morto ma una voce benedetta
gli disse dolce: “ questo non è il momento”.

Ninni, diminutivo per usanza,
dormì due giorni interi e per tre notte
poi, si svegliò, era in una stanza
e iniziò a pianger chiaro e forte.

La guerra finì e Ciccio e Cilla
tornarono alla Reggio tanto amata,
abitando non in una villa
ma in una casa dai nonni edificata.

Sperando in dio e la provvidenza
vollero un altro figlio, per far festa,
lo chiamarono Aldo e per coscienza:
“basta, a quattro ora si resta”.

Dopo la guerra divenne dirigente
e alle comunicazioni fu impiegato
ma i soldi non eran più da combattente
e questo fu il suo conto più salato.

Intanto un destino ben crudele
gli tolse anche “Pepè” un suo fratello,
ma lui credeva in dio e restò fedele
ai santi, alla madonna e a quel fardello.

Poi, inattesa, nacque un’altra figlia
e “loro” erano già con gli anni avanti
la chiamarono Rita, e la famiglia
aumentò le spese, ma pure gioie e vanti.

Ciccio seguendo i suoi ideali
iniziò a studiare per un dottorato
scelse la facoltà: “lingue orientali”
ma la sede era Napoli, sfortunato.

Questo ritmo per lui era troppo duro,
e di studiare finì di fare sfoggio
mise l’impegno solo nel lavoro,
cessando di guardare l’orologio.

La sera era stanco e coi pensieri,
‘chè lo stipendio era poco al netto,
cinque figli costavan più di ieri
e gli straordinari erano al tetto.

Con tanti sacrifici fece studiare tutti
Teresa e Anna Maria: “borsa di studio”,
Ninni invece, con forza, a calci e spinte
geometra, ma senza gran tripudio.

Aldo era ingegnoso e traffichino,
faceva un televisore da un volano
e Ciccio ch’era attento e fiuto fino
lo mandò a laurearsi in fisica a Milano.

Poi Rita intelligente e brava assai,
si laureò in lettere moderne,
e Ciccio fu felice come mai
aveva completato i suoi doveri.

In quegli anni, mostrò le vere doti
dedicandosi soltanto alla famiglia,
con amore di figli e di nipoti
tra molte gioie e qualche parapiglia.

Quando ci furono difficili momenti
li affrontò con decisioni rare,
seguendo, sempre per gli eventi,
l’istinto d’amore per le persone care.

Aveva un’altra casa in un paesello
dove l’aria è leggera, quasi pura,
si chiama Ortì, un posto molto bello,
vi andava spesso quasi come cura.

Poi, tutte le cose hanno una fine,
e anche per lui ci fu l’ultimo atto,
non una morte dolce, sotto i pini,
ma una malattia da scacco matto.

Le cose belle avute nella vita,
le aveva “rubate” tra guerra e tempi tesi
e pure la morte non volle far tradita
stette in un letto, malato per sei mesi.

Non era vecchio, ma anzi fiero e forte
ma per salvarlo nulla si poté fare,
un male crudele decise la sua sorte
e lo mise in un letto a vegetare.

Morì in pace con tutti i figli attorno
cullato da un vento timido e leggero,
che piano all’orecchio gli diceva:
“sei stato bravo puoi andare via sereno”.
aro

La storia di Ciccioultima modifica: 2007-09-04T23:30:00+02:00da ninniromeo
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