ILIADE

Queste rime raccontano una guerra
tra Troia e Atene, una grande lotta
voluta, miserie della terra,
per una donna bella e un pò mignotta.

Elena di Menelao era la moglie,
ma nel corpo aveva troppi ormoni
e a Paride donò le proprie voglie,
pensando a uno scambio di favori.

Il marito era sempre in guerra
e si fregiava solo di vittorie,
invece di curare la sua “terra”
cercava battaglie e nuove glorie.

Un giorno venne a quella corte
un giovane principe troiano,
famoso, non per dare morte,
ma solo sesso e calore umano.

Dopo notti di grandi godimenti
ricordò che a Troia dovea rientrare,
lasciare Elena gli dava dei tormenti
e la rapì, senza più ragionare.

Re della grecia era Agamennone
che, come seppe la storia di quei due,
al fratello, il confuso Menelao,
disse “hai le corna, senza esser bue”.

Ebbe così il pretesto pè’ attaccare,
la forte città, oltre confini,
che tanto sangue poi dovea portare
a due nazioni con eroi divini.

Paride per risparmiare la sua gente
sfidò Menelao a singolar tenzone
ma ebbe paura e vigliaccamente
tornò, solerte, dentro il suo bastione.

Ettore, il fratello, eroe guerriero
per proteggere la ritirata amica,
andò di spada contro Menelao
e lo trafisse, senza gran fatica.

Questo guerriero molto forte
era il campione della città di Troia
non aveva paura della morte
e lottava con cuore e grande gioia.

I greci, nel vedere Menelao colpito
furono presi d’angoscia e da timore,
anche perché il loro grande mito,
si rifiutava di battersi da ore.

Achille da tempo non lottava
perché il re, crudele e pien di boria,
ad ogni vittoria festeggiava
come fosse suo merito la gloria.

L’eroe dall’Olimpo era protetto
ed era forte, impavido e immortale
un solo punto a lui era sospetto,
era il tallone da dover salvare.

Era legato a Patroclo il cugino
e lo allenava da anni per quell’arte
ma, questi, ancora ragazzino,
stava devoto, buono ed in disparte.

Il conflitto, era ad uno stallo,
con momenti a favore dei troiani
quando Patroclo, in preda ad uno sballo,
pensò di dar leggenda al suo domani.

Prese al cugino spada, e bardatura
da sembrare l’eroe divino vero
e i troiani ebbero paura,
era tornato Achille, il dio guerriero.

Andò in battaglia cercando l’avversario,
quello di cui tutti tessevano la lode
Ettore, il grande eroe troiano,
ma, dopo, fu ucciso da quel prode.

Achille nel saper della sventura
diventò una belva indomita e feroce,
e senza scudo e bardatura
scese in battaglia urlando a piena voce.

Chiamava Ettore, voleva quel confronto
che lascerà il segno in questa storia,
fu una lotta tremenda e senza sconto
che tornerà perenne alla memoria.

Ettore fu ucciso e il corpo offeso,
trascinato fin sotto le mura
dove, il padre, addolorato e teso
pregherà Achille per la sepoltura.

I troiani senza più il loro eroe,
il loro campione più osannato,
si ritirarono tra le mura amiche
temendo per la guerra e il risultato.

Dopo del tempo e senza poter nulla
i guerrieri di Atene in mezzo a canti
bevevano e facevan qualche burla
e la città era intatta, lì davanti.

La forza di Troia eran le mura,
potenti e forti da città protetta
prenderla era un’impresa dura,
ci voleva un’idea da mente eletta.

Fu di Ulisse l’ispirazione nota,
che costruì un cavallo tutto in legno
lasciandogli, però, la pancia vuota
perché i soldati avessero sostegno.

Poi, fece sparir le navi sotto tiro
mandandole agli ormeggi, in altro lido,
così i troiani pensando ad un ritiro
avrebbero gradito il dono infìdo.

E così fu, rimasero ammirati
nel vedere questo grande mostro,
mentre i guerrieri greci rannicchiati
nel ventre del cavallo avevan posto.

I troiani, con gioia e senza freno,
non vedendo le navi più alla foce
portarono il cavallo nel maniero
e fecero gran festa ad alta voce.

La notte, dal cavallo, scesero i guerrieri
e furono feroci, in modo empio,
uccisero tutti, gli uomini più fieri
e di donne e bambini fu uno scempio.

Durante la battaglia Paride
con arco e frecce, una sua passione,
tirò un colpo preciso e micidiale
e Achille fu colpito nel tallone.

Così si mise fine a una leggenda
che tanti morti fece in quelle rive
ma che serviva per dare a questa storia
l’immagine d’eroi, che ancora vive.
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Può darsi che Troia fosse appetita
ad Agamennone re sanguinario
che conquistar voleva ogni terra
per allargare il vasto suo scenario.

Eppure si è mandato ad un macello
un popolo di eroi, per una “troia”,
donna senza valore, amante da bordello,
costruendole attorno anche una storia.

La morale di questo vile messo
é valida anche oggi, senza eroi:
“tira più, un pelo del bel sesso,
che una mandria con oltre mille buoi”.

ILIADEultima modifica: 2007-10-12T17:40:00+02:00da ninniromeo
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