Il Titanic

Questa storia è mala sorte
di un maestoso bastimento,
che fu mito grande e forte
fino al giorno del suo avvento.

Da un cantiere fu varato
bello, immenso, esagerato
ed il giorno del suo varo
poco vento e cielo chiaro.

Il viaggio poi era un sogno
con la pace tutt’attorno.
Tanto lusso lì, in vacanza
pranzi, cene e tanta danza.

Si doveva attraversare,
dall’Europa all’Amerique,
un oceano d’acqua e sale
ma la nave era tres chic.

Un piroscafo moderno,
ogni cosa al punto giusto.
Si diceva ch’era eterno
sicurezza e tanto gusto.

Cabine e sale di gran lusso
con enormi candelieri,
accoglievano nel flusso
i tremila vacanzieri.

La cabina di comando
era splendida e brillante,
non poteva avere sbando
dirigeva il comandante.

I motori più potenti
per poter velocizzare
e al timone dei sapienti
molto esperti a navigare.

Garanzie alle caldaie,
tra carbone e tanto fuoco
e per chi lo alimentava,
era fievole quel giogo.

Anche in caso d’incidente
per degli urti o avarie
si poteva immantinente
dare il blocco a paratie.

I padroni orgogliosi
s’aggiravano contenti
sorridendo e ben vogliosi
di saluti e complimenti.

Ma una cosa avean mancato
per crear la perfezione,
non avevano contato
le scialuppe in postazione.

Cosa importa si pensava
questa nave è ‘sì perfetta
che non può mai accadere
un disastro per disdetta.

Poco prima di New York,
con le luci lì vicine,
il destino presentò
il suo conto…. e fu la fine.

Un iceberg enorme,
la ferì in orizzontale
procurandole ad un fianco
un lungo taglio poi letale.

C’eran tante paratie
che potevano salvarla
ma il destino avea deciso:
“non doveva stare a galla”.

Si perché tutti quei siti,
che si potevano isolare
eran rotti o mal gestiti,
l’acqua entrava ad allagare.

Gli S.O.S. furon copiosi
con celerità e sconforto,
ma, gli aiuti necessari,
non giungevano sul posto.

La paura fu padrona
e la gente si ammassava
in poco spazio, sulle barche,
ma ben pochi ce ne stava.

Così fu lenta agonia
che dovea durare ore,
fino a che la bella nave
affondò, con gran fragore.

Ne morirono duemila
in quella sera fredda e calma,
e per molti ci fu onore
sol di fiori, senza salma.

La morale a questa storia
è che non esiste mai certezza.
Ogni cosa che fa l’uomo
non può dare sicurezza.

Caro genio, pien di scienza
chi governa la tua vita ?
il tuo cuore ? La sapienza ?
O il destino che ti guida ?

aro

Il Titanicultima modifica: 2007-11-16T12:10:00+01:00da ninniromeo
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