La schiacciata ai quattro canti

A Livorno quasi in centro
c’è bottega per il pane
ci si giunge in un momento
per gustare cose sane.

Il suo posto è un angolino
lì, vicino ai “sette santi”
e il suo nome è scritto fino
“Panificio ai quattro canti”

All’occhiello hanno un fiore
“la schiacciata forno a legna”
tu ci arrivi per l’odore
anche senza la sua insegna.

Quell’impasto di farina,
molle, calda, profumata,
ti risveglia ogni mattina
ed affronti la giornata.

Al bancone serve Cinzia,
bella, brava, premurosa,
che procura ogni delizia
con gran zelo e senza posa.

Al suo canto, poche volte,
c’è il marito fannullone,
che parole dice molte
ma nei fatti è un po’ birbone.

Il suo nome è Faustino
ed ha il baffo che conquista,
se gli stai molto vicino,
ti si annebbia anche la vista.

L’interesse lui lo mette
sol nel gioco delle carte
e tra briscola e tresette
tanti soldi poi gli parte.

Si dà sempre per disperso
e racconta solo inganni
però Cinzia è un cuore perso
e lo perdona già da anni.

Il più carino lo ha inventato
al compleanno della moglie,
che per ore lo ha spettato
dentro casa, sulle soglie.

Quella volta le ha giurato,
senza essere nel vago:
“mentre ero in quel di Prato
mi ha fermato un vecchio mago.

Lui mi ha detto, senza invito:
“se continui e vai avanti
a Livorno incontri un mito,
la schiacciata ai quattro canti”.
aro

La schiacciata ai quattro cantiultima modifica: 2008-04-05T10:00:00+02:00da ninniromeo
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