La politica che sfizio

“Ogni giorno è una protesta
ma salviamo quel che resta,
ogni piccola questione
non si porta a decisione”.

“Quindi basta con questi atti
sopra Silvio e dei suoi fatti,
diamo il voto alla sfiducia
per l’Italia che ora brucia”.

Questo, quanto dichiarato
da un Gianfranco molto irato
pria d’uscire con pretesto
da un accordo manifesto.

Consumato il benservito
formò subito un partito,
e senza attendere altri dì
lo chiamò Effe e poi LI.

Nel passato se i problemi
superavano i suoi temi
lui sedeva sopra un’onda
approdando a un’altra sponda.

Una volta fiamma ardente
poi AENNE la bollente,
lui offriva volto e boria
invecchiando senza gloria.

Poi conobbe Silvio il “nano”
che lo prese per la mano
ed in men che non si dica
trasformò questa formica.

Si trovò da un mondo grigio
in un ruolo di prestigio
e capì cos’era il motto
“col potere adesso fotto”.

Ma iniziò il suo male vero,
non facendone mistero;
il carisma Berlusconi
gli creava confusioni.

Così attese un nuovo bando
e l’Italia un po’ allo sbando
per scoprir dopo la “festa”
l’ira in strada e la protesta.

Perché allor non cavalcare
l’onda anomala e ingannare ?
Fu all’inizio molto certo
di dirigere un concerto.

Poi, sentendo un vento forte
sbatter contro le sue porte,
si rivolse al centro ingordo
per raggiungere un accordo.

Ma alla sfida: “andiamo al voto”
sentì attorno un grande vuoto
e sognò cori diversi
intonare questi versi:

– C’era un tempo un visionario
addestrato al dizionario
ma che oltre al suo parlare
non sapeva che altro dare –

– Poi un giorno guardò oltre
il suo nero a tinta forte
e s’immerse per l’ammollo,
venne giallo … come un pollo –
aro

La politica che sfizioultima modifica: 2010-12-11T17:35:00+01:00da ninniromeo
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